APPUNTAMENTO ALL’HEYSEL

APPUNTAMENTO  ALL’HEYSEL

(Di Antonio Leo)

A volte, ci sono tragedie  dimenticate, scomparse dalla memoria, i cui morti finiscono ingiustamente nel dimenticatoio. Ci sono però casi nei quali l’inciviltà, trasforma la morte in uno sfottò da stadio, in un coro, una scritta sulla maglietta con tanto di numero di defunti sul petto quasi fosse motivo di orgoglio. E’ questo ciò che spesso accade negli stadi antijuventini ricordando la tragedia dell’Heysel… Una tragedia si noti bene non solo juventina, ma di tutti gli italiani in quanto nostri connazionali. Essi morirono a causa della furibonda e cieca violenza degli hooligans inglesi. Ma bisogna dire che fino al momento della tragedia era stata una bella giornata di festa. Italiani e inglesi camminavano insieme per le vie della città di Bruxelles che ospitava la finale di coppa dei campioni dell’ 85 tra la Juventus e il Liverpool. Entrambe le tifoserie cantavano insieme e indossavano sciarpe e cappellini della propria squadra e li portavano con orgoglio e senza paura. Nessuno immaginava quello che poi sarebbe successo.  Pian piano si cominciò ad avvertire che l’atmosfera stava cambiando. Verso le 6 i tifosi incominciarono ad avviarsi verso lo stadio. In giro c’erano già gruppi di tifosi inglesi ubriachi e a caccia dell’avversario… La polizia aveva cercato di tenerli a bada, ma proprio l’impossibilità di muoversi liberamente li aveva fatti imbestialire ancora di più. Dopo le prime avvisaglie partì la carica vera e propria. La divisione tra le due tifoserie cedette. Le transenne vacillarono, una parte di transenna fu divelta e usata come spranga, i tifosi inglesi tirarono fuori anche numerosi coltelli… la gente cominciò a scappare spaventata verso l’uscita, che era stretta, i poliziotti cercarono invano di contenere l’ondata. Si udì in rumore sordo, poi il gruppo di persone letteralmente scomparve come risucchiato in un buco nero. Un muretto, si venne a sapere in seguito, aveva ceduto, e da lì l’immane tragedia. Fino ad oggi però si è parlato quasi sempre e soltanto della fatiscenza dello stadio Heysel: tipo tribune malcurate, i muretti divisori vecchi e fragili ecc. ma si è sorvolato troppo su un aspetto importante. I gentelmen inglesotti, che amano tanto fare la morale al nostro paese, che si elevano a paladini della moralità, si dovrebbero solo vergognare, non dovrebbero più avere il coraggio di alzare gli occhi e lo sguardo  quando passa un italiano dopo quello che fecero quel maledetto giorno…. C’è da dire che in quel periodo in Inghilterra (la perfida Albione) la situazione degli Hooligans era un disastro, il primo ministro inglese era l’ultraconservatrice Margareth Thatcher, la lady di ferro. Nel marzo 84 era cominciata una lotta sindacale che in Inghilterra si sarebbe rivelata la più dura degli ultimi 50 anni. Ventimila lavoratori con famiglia a carico si trovarono dalla mattina alla sera senza stipendio. Lo sciopero andò avanti per più di un anno con tensioni fortissime e scontri in tutto il paese. Ancora adesso qualcuno è convinto che il governo inglese avesse abbassato la guardia negli stadi perché conveniva far sfogare la rabbia in posti controllabili e chiusi , piuttosto che all’ aperto per strada. La Thatcher odiava il calcio e chi lo seguiva, ne parlava con disprezzo, non se ne curava.

Quel fatidico giorno, quel tristemente famoso 29 maggio 1985 successe di tutto, una sorta di rievocazione della giornata contro gli italiani organizzata fin nei minimi dettagli, proprio per questo i tifosi del Liverpool si erano conquistati nella loro madre patria la nomea di cacciatori di teste, in particolare per la loro violenza. Ma quel giorno gli errori tragici li commisero anche i belgi. Le autorità locali avevano clamorosamente sottovalutato i problemi di ordine pubblico che si sarebbero potuti verificare. Anche l’UEFA sbagliò  la scelta della sede. L’impianto dell’Heysel non avrebbe assolutamente mai superato gli attuali parametri e controlli. Stadio vecchio, piccolo, fatiscente e pericoloso per la stabilità della struttura, senza vie d’uscita e d’accesso e così via… L’ultimo errore, il peggiore di tutti, fu mettere alcuni gruppi di tifosi italiani nel settore Z, al fianco dei peggiori ultras inglesi del settore Y. La curva Z in realtà doveva fungere da cuscinetto tra le tifoserie. Ma agenzie di viaggio e bagarini avevano fiutato l’affare ed erano riusciti a mettere in vendita anche i biglietti per quelle gradinate. Inoltre, non era previsto neanche un cordone di sicurezza, niente di tutto ciò. Poliziotti a cavallo presidiavano l’ingresso, ma non era sufficiente. Da lì il disastro che costò la vita a 39 persone, tra le quali il medico toscano Roberto Lorentini. Il medico trentunenne si può definire a pieno titolo un eroe senza usare a sproposito il termine. Ormai fuori dalla calca, quindi salvo, il medico fiorentino fu ucciso facendo il suo dovere solo perché tornò indietro a soccorrere un bambino di 11 anni morto in seguito nonostante i soccorsi e nonostante il padre si fosse sacrificato facendo scudo col proprio corpo, anche il Lorentini quindi mori schiacciato dalla folla. Nel parcheggio dello stadio intanto per terra si accumulavano i cadaveri, pietosamente coperti da lenzuola, bisognava scavalcarli per entrare nei bus che portavano alla stazione. Quasi tutti piansero.

Alla fine dei gradi di giudizio, 5 anni dopo, i rimborsi alle famiglie delle vittime furono poco più che simbolici e le punizioni per i colpevoli ridicole. L’UEFA cancellò le squadre inglesi per 5 anni da ogni competizione europea e solo allora la Thatcher fu costretta, finalmente ad intervenire drasticamente contro la violenza negli stadi.

Noi che abbiamo dato i natali ai più grandi maestri del pensiero, dovremmo oggi prendere lezione dai vecchi sudditi di Enrico VIII ?!? Ma mi faccia il piacere… diceva Totò!!  Piuttosto il mio pensiero va ai numerosi italiani scomparsi e assassinati dalla furia della “Perfida Albione”, tutto questo cari inglesi non sarebbe successo se nella faccenda fossero state coinvolte delle persone civili e non degli animali allo stato brado, ma soprattutto sono fiero di essere italiano come lo era il medico Roberto Lorentini !!

F.to  ANTONIO LEO

Collepasso, 27/12/2012

 

 

  1. roberto brunelli 4 dicembre 2014, 2:38

    ciao antonio
    io roberto di roma ero allo stadio heysel il 29/5/1985 ho pagato sulla mia pelle cosa provavamo noi giovani ragazzi del 77/78/ generazione figheters , o altri gruppi, a vedere la curva devastata e torturata, e insanguinata dei holigan inglesi. noi siamostati bastonati dalla mattina alla sera dai poliziotti belgi che avevano lo stesso obiettivo degli inghesi, contro italiani, o bianconeri, noi eravamo carne da macello.ììì
    onore a tutti i caduti, ai ragazzi feriti e sfigurati come me, nel cuore e testa per una partita di pallone.. io ho gia lanciato un grido silenzioso. di tornare dopo 30 anni a hesyel dove ce una targa in memoria dei nostri fratelli morti..invadere brusel con ogni mezzo. e fare una cerimonia prima della partita sinbolica 20,00 pomeridiane..per non dimenticare grazie. fate girare piu siamo piu rispetto abbiamo..

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  2. Condivido al 100% quello che hai scritto Antonio.
    Probabilmente solo 4 anni dopo i tifosi del Liverpool riuscirono a capire l’orrore che avevano combinato quel terribile giorno, quando allo stadio di Hillsborough morirono 95 loro supporters nella stessa maniera degli juventini, schiacciati e calpestati da una folla impazzita dal terrore.

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  3. VITTIME DELL’ HYSEL

    ACERRA ROCCO nato il 25-12-1956, residente a Francavilla a Mare (Ch), via Adriatica 198
    BALLI BRUNO nato il 6-2-1935, residente a Prato (allora sotto Firenze), via Carradori 139
    BRUSCHERA GIANCARLO 21 anni, residente a Taino (Va), via Vignola 10
    CASULA ANDREA nato nel 1974 a Sassari, residente a Cagliari. E’ la vittima italiana più giovane
    CASULA GIOVANNI padre di Andrea. Nato il 20-12-1941 a Sassari, residente a Cagliari
    CERULLO NINO 24 anni, Francavilla al Mare (Ch)
    CONTO GIUSEPPINA 17 anni, Arezzo
    FABBRO DIONISIO nato il 1-4-1934 a Buia (Ud), ivi residente, via Ontegnano 18
    GAGLIANO EUGENIO 35 anni, Mirabella (Ct)
    GALLI FRANCESCO nato il 6-1-1960, residente a Calcio (Bg), via Vittoria 6
    GONNELLI GIANCARLO 20 anni, Ponsacco (Pi)
    GUARINI ALBERTO 21 anni, residente a Mesagne (Br), via Materdona 96
    LANDINI GIOVACCHINO nato il 29-11-1935 a Capannori (Lu), residente a Torino, via Genova 125
    LORENTINI ROBERTO 31 anni, residente ad Arezzo. Medico, ha ricevuto una medaglia al valore dal Presidente della Repubblica. Il padre Otello ha fondato il comitato dei familiari delle vittime dell’Heysel
    LUSCI in MARGIOTTA BARBARA 58 anni, Domus Novas (Ca). E’ la vittima italiana più vecchia
    MARTELLI FRANCO nato a Todi (Pg) nel novembre 1962, ivi residente. Non aveva quindi quarantasei anni ma la metà, anche se compiuti erano ancora ventidue. Gli è stato intitolato il campo sportivo di Todi
    MESSORE LORIS 28 anni, Torino
    MASTROIACO GIANNI nato a Rieti il 9-2-1965, residente a Casetta (Ri), via Cicolano 11
    MAZZINO SERGIO nato il 14-9-1947 a Cogorno (Ge), ivi residente in frazione Chiappe 30
    PAPALUCA LUCIANO nato il 1-12-1947 a Grotteria (Rc), residente a Bruzzano (Mi), viale Rapisardi 15
    PIDONE LUIGI 31 anni, Nicosia (En). In ordine cronologico è l’ultima vittima, essendo morto il 14 agosto 1985 all’ospedale Erasme di Bruxelles senza mai aver ripreso conoscenza
    PISTOLATO BENITO 50 anni, Bari
    RAGAZZI DOMENICO 44 anni, Roccafranca (Bs)
    RAGNANESE ANTONIO nato a San Severo (Fg), il 10-5-1936, residente a Brugherio (Mi)
    RONCHI MARIO nato il 19-9-1942, residente a Bassano del Grappa (Vi), via Asiago 24 (tifoso interista)
    RUSSO DOMENICO 28 anni, Moncalieri (To)
    SALVI TARCISIO 49 anni, Brescia
    SARTO GIANFRANCO nato l’11-10-1938, residente a Donada (Ro), via Mantovana 64
    SPANU MARIO nato il 7-4-1944 a Perfugas (Nu), residente a Novara, via Pellico 4
    SPOLAORE GIUSEPPE nato il 21-10-1930, residente a Bassano del Grappa (Vi), via Biocchi 10
    VENTURIN TARCISIO nato il 19-2-1962 a Rho (Mi), residente a Pero (Mi), via Cavour 3107
    ZAVARONI CLAUDIO 28 anni, residente a Ciano d’Enza (Re), via Montefiorino 8
    BOS ALFONS
    CHIELENS WILLY
    DAENICKY DIRK
    FRANCOIS JAQUES
    RADCLIFFE PATRICK
    ROBERT CLAUDE
    WALLA JEAN MICHEL

    R.I.P.

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  4. “Lo sport non divide, affratella”
    Superga e Heysel, due tragedie sportive distanti nel tempo, distanti per cause, distanti per colori, ma unite in un unico pensiero.
    “Settanta angeli in un unico Cielo”
    Il valore della memoria è un patrimonio individuale, familiare e sociale da condividere collettivamente. La storia si tramanda di padre in figlio, di generazione in generazione, direttamente ai popoli che ne ricevono il testimone, in viaggio non soltanto nel proprio tempo.
    Anche certe tragedie dello sport possono essere narrate con devozione e tenerezza trasmettendo semplicemente la verità. Tutte le sciagure, pur con modalità e responsabilità differenti, sono naturalmente imparentate fra loro, essendo partorite dalla stessa madre, la morte. E proprio in ragione di questa affine familiarità nel dolore esigono da chiunque il dovuto silente rispetto e gli onori della memoria. Talvolta, però, l’imbarbarimento di alcuni presunti tifosi profana ignobilmente in atti riprovevoli questa comunione spirituale, offendendo con crudeltà le vittime ed i loro familiari.
    Proprio in virtù di queste ragioni Superga e l’Heysel sono virtualmente luoghi sacri ed inviolabili nella memoria di tutti, “tragedie sorelle”. Bisogna compiere insieme un gesto “forte”, rivolgendoci alla comunità di tutti gli sportivi, rispondendo a quanti stuprano da tempo bestialmente la pietà e la dignità umana.
    4 maggio 1949, Superga, 31 morti. 29 maggio 1985, Heysel, 39 morti. Torino e Juventus, Toro e Juve, due squadre divise da una rivalità senza fine. Due diverse tragedie, 70 morti, un unico dolore. E’ solo calcio, eppure – come per la politica, la religione, la razza – non mancano imbecilli di ogni età che vomitano addosso al dolore, che sputano su quei 70 morti, a 70 angeli in un unico cielo.
    Due tragedie sportive di Juve e Toro. Rivali, ma non nemiche. E non solo perché il calcio è (dovrebbe essere) solo un gioco. E nemmeno perché se arrivi a Superga vedi solo un cielo azzurro e prati verdi, e poi Torino e le Alpi in lontananza e respiri quel dolore che è di tutti. E neanche perché se arrivi dove c’era l’Heysel vedi strade, parcheggi, gente che va e viene ma non puoi non pensare a quel padre e quel figlio(Andrea e Giovanni Casula)con la maglia bianconera inzuppata di sangue.
    Per ricordare, e forse per capire. Capire – per il calcio, o per cose più importanti – che siamo tutti fratelli sotto lo stesso cielo; o, almeno, che il dolore è sempre uno e non ha colore, perché il sangue è di noi tutti ed è rosso. O almeno che i morti vanno lasciati in pace, e che si può essere diversi senza essere nemici. Almeno, si pretende il rispetto.
    E se proprio non si riesce ad essere abbastanza umani, almeno comprendere almeno capire che; senza i nostri avversari, la nostra storia sarebbe stata una storia incompleta !

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