ANTONIO CONTE E’ IL NOSTRO CAPITANO!

 

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ANTONIO CONTE E’ IL NOSTRO CAPITANO!

Diciamolo subito senza giri di parole, quello commesso dalla nuova triade(Agnelli, Marotta, Paratici) è un errore che rischia di pesare seriamente su una stagione che nei piani bianconeri doveva essere quella della campagna europea. Per comprendere lo strafalcione dirigenziale basta mettere i fatti in fila. Due mesi fa, al termine del terzo campionato vinto di seguito, Conte era stato chiaro: sarebbe rimasto solo in presenza di ambizioni a livello europeo. Tradotto: o gli davano i calciatori che voleva lui per puntare alla Champions con la conferma dei migliori già in rosa, oppure nisba, ognuno per la sua strada. Antonio, è noto, sa di essere bravo: la voglia di essere il migliore può essere una colpa? No. La triade dal canto suo sapeva di non poter esaudire le richieste dell’allenatore; Conte pretendeva materia prima(Cuadrado e Sanchez) la società aveva nelle corde una spesa al discount(Iturbe, Morata) non che questi due siamo gratis, per carità…ma vuoi mettere i soldi pagati dal Barcellona per Suarez!

Ecco il pasticcio: Marotta & co., certi di poter sopperire con le idee alla mancanza di denaro, hanno convinto il mister a restare. Poi hanno cercato di indorargli la pillola. Acquistandogli non i giocatori chiesti ma i surrogati meno costosi. Vuoi Sanchez? Eccoti Iturbe( che ops va alla Roma). Vuoi Mandzukic, cioè una prima punta da Champions, eccoti il giovane Morata. Vuoi un esterno a 5 stelle( Marcelo o Coentrao) per il nuovo 4-3-3? Eccoti lo svincolato Evra (33anni). Attenzione: doppio errore. Perché Iturbe(se fosse arrivato) e Morata, in quanto profili di campioni in erba, non è che costassero bruscolini. E così hanno comunicato all’allenatore il sacrificio di Vidal o Pogba sull’altare della quadra economica.

Sia chiaro, ci sta: vendi, realizzi una plusvalenza mica da ridere e reinvesti. Ma questo a Conte non l’avevano detto. E se glielo avevano detto non erano stati chiari sino in fondo. Perché Conte, appena capita l’antifona, è partito in contropiede. Eppure lo sapevano bene entrambe che con Conte sulle promesse di mercato non si scherza. Perché c’è un precedente, identico in tutto e per tutto a quello di questi giorni. Il tecnico aveva riportato il Bari in serie A. Il capoluogo pugliese lo amava nonostante le sue origini leccesi (cosa non da poco), lui aveva messo su una squadra spettacolare. C’era tutto per fare bene e salvarsi comodamente. Ma Antonio voleva di più: voleva l’Europa. I vertici gli dissero che avrebbero fatto il possibile per accontentarlo. Lui firmò il prolungamento di contratto. Poi non arrivarono i giocatori che voleva, Conte salutò tutti e se ne andò.

A distanza di 5 anni è successa la stessa, identica cosa. Ma a Bari c’era il braccino corto dei Matarrese, a Torino invece c’è la grandeur da discount di una società che ha sottovalutato l’orgoglio del tecnico tricampione d’Italia. Quando Conte chiedeva l’impossibile, la Juve doveva salutarlo e puntare sull’inizio di un nuovo ciclo, con un allenatore giovane(Montella) in grado di costruire un progetto quinquennale. Non lo ha fatto ed è stata punita , al pari dei tifosi, dallo stesso gioco delle tre carte che ha escogitato la società per trattenere l’allenatore: volete Conte? Eccovi Allegri. Che è semplicemente l’alternativa a buon mercato (Mancini e Spalletti costavano troppo) del mister made in Salento, con tutto quello che comporta in termini di abbonamenti, presenze allo stadio, merchandising, marketing per le casse della Vecchia Signora che ora soffre un po’ di arteriosclerosi…!

F.to ANTONIO LEO.

Collepasso, 17/7/2014

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