ANTIFASCISMO

Dalla formazione politica di estrema sinistra ricevo e pubblico volentieri questa loro analisi sul 25 Aprile. (G.P.)

 

 

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Non è roba di altri tempi: oggi è necessario

La lotta e la mobilitazione antifascista sono più che mai di attualità e devono essere praticate in ogni momento dell’attività politica e sociale da tutte e tutti coloro che si battono per la democrazia, la giustizia sociale, contro la guerra, per la cooperazione tra i popoli.

L’antifascismo va praticato perché in tutta Europa stanno risorgendo e sviluppandosi forze dichiaratamente fasciste e naziste, che costruiscono le loro fortune, come negli anni 30, sul razzismo, la xenofobia, l’odio per coloro che vengono additati come diversi.

L’antifascismo è necessario per contrastare le controriforme istituzionali che cancellano punti fondamentali della Costituzione democratica del ’48, costruendo uno stato sempre più autoritario e sempre meno rispettoso della sovranità popolare.

La lotta contro l’estrema destra si combatte contrastando le politiche di austerità portate avanti dalla Troika e dai diversi governi nazionali, compreso quello di Renzi, che stanno distruggendo in tutto il continente le conquiste democratiche e sociali delle classi subalterne e i diritti del lavoro per garantire i profitti e le rendite finanziarie delle classi dominanti, e ricostruendo la solidarietà sociale tra le classi sfruttate.

E’ infatti sulla demoralizzazione, sulla divisione delle classi lavoratrici e sulla paura che un cinico demagogo come Matteo Salvini, utilizzando anche organizzazioni come Casa Pound e Forza Nuova, e godendo della benevolenza e dell’amplificazione dei media cerca di consolidare un movimento di massa fascisteggiante, costruito sul panico per “la sicurezza in pericolo” che vuole presentarsi come alternativa all’attuale governo, mentre non è altro che una variante della stessa politica liberista e antipopolare delle forze padronali.

La Lega Nord è stata a lungo al governo praticando le stesse politiche di austerità dei Berlusconi, Monti e Renzi; è stata partecipe della manipolazione della Costituzione ed impegnata in tutte le regioni dove è al governo a privatizzare la sanità e il trasporto pubblico. Nasconde queste sue scelte cercando di indirizzare le classi popolari contro i più deboli, i migranti, indicati come capro espiatorio, per impedire che le classi lavoratrici si mobilitino contro i loro veri nemici, le classi padronali, vampiri che succhiano le risorse pubbliche e distruggono lo stato sociale.

La Resistenza voleva farla finita per sempre con il nazionalismo e con tutte le guerre, mentre oggi con vari pretesti l’Europa (con l’Italia in prima fila) interviene in molte parti del mondo, con imprese militari “umanitarie” che assorbono le risorse sottratte alla scuola, alla salute, alle pensioni, alla creazione di posti di lavoro.

Vengono spacciate come difensive nuove imprese armate sulle coste del Mediterraneo, che non potranno in nessun modo fermare l’esodo da zone di guerra e di catastrofe umanitaria.

L’antifascismo significa più che mai combattere contro tutti i militarismi, gli imperialismi, le nuove imprese neocoloniali che si preannunciano, contro un Europa fortezza che ha trasformato il mar Mediterraneo, da sempre strada dell’incontro dei popoli, in un cimitero di uomini e donne che costituisce un implacabile atto d’accusa contro i governanti dell’Europa.

Questi governanti (oggi impegnati a cercare di strangolare sul nascere l’esperienza del governo di sinistra in Grecia), sono responsabili di queste inaccettabili stragi quando invece l’Europa deve e può impegnarsi ad accogliere chi cerca di sfuggire alle guerre e alle catastrofi ambientali o anche solo alla miseria indotta dallo sfruttamento imperialista.

Per tutte queste ragioni anche nel nostro paese va ricostruita una vera sinistra, fedele ai suoi ideali storici di democrazia, libertà e giustizia, che si batta per una alternativa socialista, per un assetto della società e del mondo basato sulla cooperazione tra i popoli e non sulla violenza e la prevaricazione. Solo così si può essere fedeli e coerenti con lo spirito del 25 aprile 1945. Il resto è solo falsa retorica e mistificazione.

Sinistra Anticapitalista

Lecce, 24/4/2015

 

  1. Io invece che di 25 Aprile ora, vorrei parlare di “Primo Maggio”! Ebbene, come si fa a stare alla destra della festa dei lavoratori? Primo, sfidando le etichette, perché il lavoro non è un tema di sinistra ma un tema di tutti: fondamento della Repubblica, fondamento della dignità della persona e base della legittima ricchezza nazionale. Secondo, stando fuori dal coro di omaggio alla propaganda renziana da partito della Nazione, col privilegio dell’osservatore attento e non complice. Se un merito al presidente del Consiglio va riconosciuto è di essere mediaticamente riuscito con il suo job act a riportare il lavoro al centro della agenda politica e del dibattito collettivo. Ma oltre tale merito, la sostanza di cui andar fieri al momento è poca. E non perché gli indicatori sulla disoccupazione in Italia peggiorino progressivamente, fatto non risolvibile da una riforma del mercato del lavoro entrata operativamente in vigore da due mesi, ma perché, realisticamente, le scelte fatte dal governo in tema di lavoro non saranno in grado di produrre su larga scala i miglioramenti annunciati ed anzi, mostrano già le proprie contraddizioni a confronto con la riforma della PA e quella della scuola.

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  2. Sono trascorsi 70 lunghi anni dalla fine della seconda guerra mondiale e a buon titolo quel pezzo di vita della nostra Patria può prendere il suo giusto posto nella storia. Al riparo di questioni ideologiche e faziose, quindi, è corretto interrogarsi su certe espressioni della presidente della Camera Laura Boldrini che lasciano perplessi persino grandi nomi del Partito Democratico. Non è un caso che sulla vicenda sconcertante dell’obelisco del Foro Mussolini, infatti, tutti abbiano preso le distanze dalle sue parole. La protesta è montata in ogni dove, i social network sono insorti, migliaia e migliaia di post hanno mostrato il punto di vista di moltissimi italiani, il che induce ad una seria riflessione: i tempi sono cambiati.

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