ANNI 70 ANNI DI PIOMBO

 

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ANNI 70 ANNI DI PIOMBO

-Alta tensione(High Voltage)

“La strategia della tensione non fermerà la ribellione…..” Si è sempre detto che quelle vicende segnarono per il nostro paese la perdita dell’innocenza. Dopo di allora niente fu più come prima: la violenza politica e non, dilagò. Le demonizzazioni di intere aree politico culturali pure; prima la sinistra post sessantottina e poi la destra tout-court finirono nel tritacarne delle criminalizzazioni e delle inchieste pistarole, il clima si avvelenò, le parti contrapposte della dialettica politica arrivarono all’odio reciproco, nell’arco di soli cinque anni si contarono 5 mila attentati e altre stragi con un bilancio di 50 morti e circa 3 mila feriti. Da lì, quella recrudescenza dello scontro politico che arriverà sino al bipolarismo selvaggio degli anni 2000.

La verità non è ancora stata svelata; le cricche, le lobby, le clientele, la massoneria, le mafie che si nascondevano dietro, non sono ancora state debellate e sconfitte. La strategia della tensione e degli opposti estremismi fu una presenza complessa e dominante in tutta la metà del secolo scorso in Italia. Da una parte e dall’altra la cosiddetta manovalanza. Soggetti provenienti da aree di destra e di sinistra disponibili a usare i mezzi illegali della violenza con una forza occulta che li aizza, li strumentalizza, affinchè la violenza esploda. Organizza misteriosi attentati, finanzia operazioni clandestine, corrompe e usa le istituzioni dello stato per alimentare il disordine anziché controllarlo e spegnerlo.

Dentro questa “zona grigia” si sono storicamente cimentati i servizi segreti, le agenzie di intelligence di stati stranieri, logge segrete para-massoniche e para-militari con l’apporto della criminalità organizzata come la banda della Magliana e la mala del Brenta. L’Italia fu il terreno privilegiato di questa strategia dove si confrontavano la Cia americana, il Mossad d’Israele il Kgb sovietico, i servizi di sicurezza francesi e inglesi. Inoltre Gladio fu un punto di pilotaggio delle “tensioni”, la P2 fu punto di raccordo clandestino ed essenziale di queste varie forze in campo. La mafia, la Camorra e la N’drangheta fornirono, quando fu loro richiesto, la manovalanza necessaria, contrattando benefici e spazio per le loro iniziative delinquenziali e le loro attività criminali.

Un mare oscuro ha impestato il Paese per mezzo secolo, impedendo alla democrazia italiana di crescere e di mettere salde radici e quindi condannandola ad una perenne fragilità. Le forze politiche sono state il terreno sul quale si è svolta questa partita perversa ed è questa una delle cause che secondo il mio punto di vista ha rattrappito i partiti. Le democrazie infatti si sviluppano in un quadro di legalità, di autorevolezza delle istituzioni, di regole certe e di comportamenti esemplari che la classe dirigente ha il compito di indicare ai cittadini come punti di riferimento.

Tutti i Paesi insomma hanno difetti e debolezze, ma hanno anche sistemi immunitari che producano anticorpi con l’incarico di neutralizzare i virus che attaccano quotidianamente gli organismi. In Italia il sistema immunitario è stato, secondo me, il vero obiettivo della “strategia della  tensione” e di chi ne ha alimentato l’esistenza. Quel veleno dura ancora, per voltare davvero pagina occorre curare sino in fondo il disagio e lo sconquasso morale con una ricomposizione autenticamente democratica a base di verità, giustizia, moralità e soprattutto legalità!

-Le stragi di stato

Se uno fa caso, se ne accorge subito. L’Italia è uno dei  pochi  paesi al mondo che non conosce il proprio passato. La storia recente dell’Italia è attraversata da una lunga linea rossa di sangue che va dalla bomba di piazza Fontana alle morti di Falcone e Borsellino passando per Ustica. Terribili eccidi, persone sacrificate a trame segrete e oscure, ragioni di stato. Stragi ancora impunite, che hanno avvelenato il clima politico e sociale del nostro Paese e aumentato la sfiducia del popolo italiano nelle istituzioni.  I fatti di sangue orditi da terroristi di destra e di sinistra, servizi segreti deviati, golpe o presunti tali, bande armate. Quale ruolo ha avuto la politica nella stagione delle stragi di stato? Perché alcuni uomini delle istituzioni hanno favorito quelle menti criminali?  Quale collegamento esisteva tra la strategia della tensione, Gladio e la P2 tra gli americani e gli attentati che hanno drammaticamente caratterizzato gli anni di piombo e quelli a seguire?

Questo è un Paese che mai come ora avrebbe bisogno di immaginarsi il futuro: ma molto spesso è appesantito dai verbi più remoti, il trapassato, gli aoristi che sono le palle di piombo della nostra contemporaneità. Una nazione, la nostra, che è allergica alla memoria, che tendenzialmente soffre della verità, qualunque essa sia soprattutto quando è molto vicina o scomoda o magari entrambe le cose insieme. Così, le poche volte in cui riusciamo a interrogarci sul nostro presente, c’è sempre un conto che non torna, una smagliatura di senso, un buco nero che ci impedisce di comporre tutti i tasselli della memoria a cui manca sempre una tessera, la più importante. E’ sempre stato così: nei programmi scolastici, nelle università, sui giornali; questa è una nazione  che si declina per le assenze. Siamo cresciuti con una classe dirigente che ha il riporto e la memoria corta. Avresti sempre bisogno di sapere il punto esatto in cui è iniziata la storia che ti circonda e invece scopri che i binari delle cose accertate il più delle volte finiscono nel dimenticatoio o nel nulla. Grande passione per le guerre e i conflitti dei secoli passati, grande difficoltà a gestire quel che ci circonda, le memorie che non hanno il vaglio di una qualche polverosa ufficialità, quelle che ci sono più vicine. Non a caso siamo il Paese delle sentenze che non arrivano mai, delle stragi senza colpevoli, dei delitti dimenticati, dei condoni e delle depenalizzazioni, degli eroi solitari. Quelli che riescono a lasciare un segno, è, perché hanno agito contro la tirannia del senso comune. Un purgatorio infinito delle memorie indeterminate, per accendere qualche piccola candela che illumini questa terra di nessuno così vicina e impervia, il nostro passato prossimo. Oppure che fare? Chiedere lumi o “la scatola nera” ad Andreotti…. non si può neanche lì, il divo Giulio è oramai andato in un altro mondo!

Storie che abitano un tempo scomodo, che vanno comunque sottratte al limbo; da Piazza Fontana, a Piazza della Loggia, da Ustica al Caso Moro, dal Piano Solo al treno Italicus, dal Golpe Borghese alla stazione di Bologna sino a Falcone e Borsellino, storie di ieri  che ci servono per spiegare la realtà di oggi. Storie magari anche raccontate con immagini, parole, musica, film, documentari, libri. L’unico criterio che le unisce in fondo è questo: la ricerca delle radici che hanno prodotto il loro frutto nel presente, per provare a spiegare quel che succede oggi con le parole, i protagonisti, i volti, le idee e le storie di ieri.

P.S. Per i più giovani che spesso son nostalgici del passato come lo ero io in gioventù, vorrei dire: godetevi gli anni attuali, se voi foste vissuti prima, anche la vostra giovane età sarebbe svanita da un pezzo, quindi ve lo dico col cuore; godetevi gli anni che state vivendo ora , godetevi la vostra giovinezza , perché dura talmente poco che in un battito di ciglio ve la sarete già lasciata alle spalle.

-ITALIA VIOLENTA

1) Il bel Renè, i Fiori del male – Milano spara.

A più di 60 anni, quasi 40 dei quali trascorsi in cella, Renato Vallanzasca rimane nei ricordi di questo paese nell’immaginario collettivo delle vecchie e nuove generazioni, il volto di un bandito, l’emblema di una vita criminale spericolata “al massimo”, l’icona violenta di una città e di un’epoca: l’inquieta e bramosa Milano degli anni 70. Di lui tanto si è detto e si è scritto, i contorni della cronaca sono presto sfumati nella leggenda, ed è proprio uno dei motivi che hanno portato l’uomo a guardarsi allo specchio della memoria. L’ex boss della Banda della Comasina ha rapinato, ucciso, sequestrato. Per pudore, nei confronti delle sue vittime, spiega, non ha mai chiesto perdono. Per lealtà con se stesso e con il suo personale codice d’onore, ha sempre rifiutato di vestire i panni di collaboratore di giustizia. E con lo stesso vigore e la stessa lucidità ha ricostruito le memorie del suo passato, senza cadere in compiacimenti, facili ipocrisie o repentine e sospette conversioni. E’ una storia di sangue quella di Vallanzasca, una storia piena di sorprese, stravaganze e retroscena. Una storia che affonda le sue radici in un’ infanzia ribelle, in quella che appare come una precoce vocazione al crimine. Renato per la legge è un criminale senza scrupoli. I media hanno trasformato “il bel Renè”, come era soprannominato, in un clamoroso fatto di cronaca dovuto anche alle tantissime lettere di ammiratrici ricevute in carcere, condito di leggende e aneddoti romantici, per qualcuno questo fu un grave errore, perché ha aumentato l’esaltazione di una persona già per natura super esaltata!

2) Romanzo Criminale – Roma a mano armata

Cercare di capire cosa sia stata la Banda della Magliana e cosa abbia rappresentato per la storia italiana degli ultimi anni, significa addentrarsi in un buco nero che risucchia in sè oltre un decennio di storia italiana. Nata come organizzazione criminale dedita al traffico della droga e ai sequestri di persona, la banda detta della Magliana dal nome di un quartiere di Roma vicino all’Eur in cui viveva gran parte dei suoi capi, inventa, nel giro di pochi anni, una vera holding politico-criminale in stretti rapporti con mafia, camorra, n’drangheta,  ma anche con esponenti del mondo dell’estrema destra eversiva, pronta al salto verso il terrorismo. Una Banda(La Magliana) senza un vero capo, ma sulla quale prende il sopravvento, di volta in volta la figura criminale del momento e che fatalmente finisce al centro di tanti intrighi di potere che si sviluppano in quegli anni: il caso Moro e poi l’omicidio Pecorelli, la Bomba alla stazione di Bologna, il caso Calvi, la scomparsa di Emanuela Orlandi,l’attentato al Papa. Tutto questo sotto gli occhi di una Roma e di un’Italia attraversati da un fenomeno duro, gli anni di piombo che insanguinarono l’Italia sul finire degli anni 70. Chi indaga  sui misteri della storia d’Italia prima o poi si troverà ad afferrare un filo che, se riavvolto, porta al quel quartiere della zona sud della capitale e a quel gruppo criminale (ma non solo) che aveva deciso di impadronirsi della città.

F.to ANTONIO LEO

Collepasso,  16/11/2014

 

 

 

  1. Signor Cipputi, ti ho inviato quest’articolo che parla della storia d’Italia dell’altro ieri (anni 70), cosi non dici e non dite…che quando tratto un argomento storico parlo solo e solamente del passato remoto(anni 40) in quanto nostalgico…!! Caro Gaetano, io quegli anni, in cui tu mi hai classificato tra i nostalgici, non li ho vissuti, mentre questi ultimi me li ricordo da ragazzino. Quindi, se proprio mi vuoi dare la patente di nostalgico, benissimo, affibbiamela agli anni dell’adolescenza!

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