ANGELI E DEMONI

ANGELI E DEMONI

scirea

- GAETANO SCIREA, UN UOMO UN CAMPIONE

Prima di cominciare vorrei ricordare un aneddoto: quando il presidente della Juve si recò nei primi anni 70 nella sede dell’Atalanta per acquistare un giocatore che di ruolo faceva il libero, si sentì dire dal presidente degli orobici; Caro Giampiero prima del giocatore che è un grande giocatore e diventerà un campione, ti consiglio e ti raccomando l’uomo. Quell’uomo divenuto poi non solo campione, ma addirittura campione del mondo con l’Italia nel 1982 si chiamava: Gaetano Scirea.

Sulla leggenda di Gaetano Scirea ormai si è detto e scritto tutto, impossibile trovare il di più e andare oltre nell’iperbole. Perché Scirea iperbole è stato di severa eppure dolce normalità. Ecco l’essenza della sua grandezza.

Raccontare Scirea può essere complicato, ma anche facilissimo. E’ stato un difensore buono in antitesi con l’immagine ruvida che si dà al difensore: non è mai stato espulso, ammonito solo una volta per una barriere che si mosse in anticipo. E ha segnato gol da attaccante vero. Giocava al centro della difesa, dopo aver cominciato all’ala destra. Ma aveva un sogno: giocare in mezzo al campo. L’aspirazione dell’ artista allignava in lui. Gaetano Scirea era il campione unico e speciale , che non si è mai sentito, in nessun momento divo, lui rifiutava le luci della ribalta. Mai un tono più alto e stridente, una frase fuori luogo. Preferiva il silenzio all’effimero di una polemica vuota e inconcludente. Possedeva modi garbati e gentili, un sorriso leggero e dopo ogni intervista chiudeva sempre con un grazie.

E’ stato il libero gentiluomo,il difensore che con il suo stile, ha ispirato stranieri come Krol ed Edinho, venuti nel nostro campionato dopo averlo visto e rivisto muoversi su un prato verde: la testa alta, il tocco vellutato , la conclusione precisa, l’assist morbido e perfetto. Sembrava ballare sulle punte con leggerezza. Lui infatti, era il giocatore, ma il giocatore per eccellenza, un mix di classe, tecnica, eleganza e soprattutto educazione. Un comportamento irreprensibile dentro e fuori dal campo. Una bandiera lontana da clamori, un campione talmente grande che spesso in campo non si notava, mai una parola fuori posto sia in casacca, sia in borghese. Era il capitano, il leader indiscusso nonostante il suo carattere mite e schivo, rispettato e stimato non solo dai compagni di squadra, ma anche e soprattutto dagli avversari. Mi vorrei soffermare però non tanto sullo Scirea calciatore, sì perché è proprio di lui che stiamo parlando, ma sullo Scirea uomo. Un esempio per far capire a tutti i suoi colleghi di oggi, con chi non hanno avuto il piacere di rapportarsi e confrontarsi. Lo stesso Scirea racconta che dopo aver vinto il suo primo scudetto con la Juventus, non aveva chiuso occhio la notte per l’emozione e la voglia di leggere gli articoli riguardanti la vittoria. Di mattina presto, si incamminò verso la prima edicola, ma si imbattè in un gruppetto di operai della Fiat che mestamente si recavano verso la fermata del bus per andare a lavorare. Lui si arrestò di colpo, si ricordò di suo padre anche egli operaio e, parole sue, ebbe un moto di vergogna e tornò indietro. Nel calcio attuale chiunque venga posto a confronto con Scirea finisce per fare brutta figura. Non si può paragonare l’oro con il piombo. Ecco, i calciatori di oggi, possono avere tutto: soldi(milioni di euro), macchine (fuoriserie), donne (veline), ma non saranno mai ricordati come veri uomini degni di rispetto e di amore imperituro come il grande Gaetano Scirea. Perché lui era la semplicità, l’intelligenza, il pane in tavola, il simbolo della morale, i valori dell’etica. Il fuoriclasse che rifiutava la volgarità, l’intolleranza, la disonestà e rispettava il lavoro degli altri. L’esempio di Gaetano Scirea continua a vivere. E a indicarci la strada da percorrere, il giusto cammino.

balotelli

- SUPERMARIO, UN BAD BOY A MILANELLO

Mario Balotelli compirà ad agosto 24 anni, un’età nella quale un campione è già tale, soltanto pensando ad altri protagonisti del passato e del presente, da Scirea a Pirlo. Finora non ha vinto nulla firmando con il proprio cognome, ma è stato presente in mille vicende calcistiche e non. Nessuno ne discute le doti, sono evidenti anche se Cassano è più forte, tutti ne mettono in dubbio il carattere, la personalità, la crescita personale, la maturità. Ma chi è davvero Ballotelli? Cosa farà da grande? Che cosa altro può chiedere alla sua carriera? Ha giocato nell’Inter, nel Milan, nel Manchester e in Nazionale. Ha avuto allenatori come Prandelli, Mancini, Mourinho, Allegri, Seedorf . Quale è il totale? Che cosa farà da grande? Nell’attesa della risposta che darà il campo, si può sicuramente dire che Mario è il simbolo di una generazione che cammina sul tappeto rosso, che si esibisce nel look, nella postura, che gode e approfitta di privilegi e non ha ancora capito che arriverà il tempo in cui il Luna Park, spegnerà le luci. Ai tempi di Scirea, non esistevano distanze ad esempio tra calciatori e cronisti: le interviste erano libere, si poteva assistere sul campo agli allenamenti. Si aveva la possibilità quindi di guardare più da vicino i protagonisti dello sport più popolare del mondo da Maradona a Zico, da Platini a Paolo Rossi, da Zoff a Rumenigge , da Bruno Conti a Falcao e via discorrendo. Per quanto riguarda Supermario , si fa presto a dire crescerà, che in altri momenti, con altri calciatori saprà dimostrare il suo talento. E’ questo il momento, è questa l’ora in cui un campione vero deve prendersi la squadra sulle spalle come faceva ad esempio Roberto Baggio o Franco Baresi, essere cioè capitano anche senza la fascia al braccio, leader con lo sguardo e non zitella inacidita con gli strilli contro l’arbitro, gli avversari o i propri compagni di spogliatoio. E allora? Allora ci troviamo di fronte a un bluff, o meglio, a una sovraesposizione di un calciatore che viene considerato

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il miglior talento italiano e nei suoi piedi, non certo nella sua testa viene depositato il futuro azzurro ai mondiali oppure come dice Prandelli se continua così mette a rischio anche la convocazione per l’evento planetario? Chi vivrà vedrà ai Mondiali mancano meno di 100 giorni.

Balotelli secondo me dovrebbe capire che quello che conta è il sudore, la fatica, conta la sofferenza sul campo, conta la fede in una maglia. Il resto è polvere di stelle. E le stelle, quando spunta il sole, scompaiono!

Ps. I campioni passano, gli uomini restano!

ANTONIO LEO

Collepasso, 26/3/2014

 

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