ANCORA CON L’ARTICOLO 18 !!!

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ANCORA CON L’ARTICOLO 18 !!!

     Eppure lo hanno capito persino le pietre che i problemi dell’Italia in recessione sono dovuti a quattro fattori che niente hanno in comune con l’articolo 18. Si chiamano: evasione fiscale e corruzione delinquenziale, burocrazia farraginosa e giustizia pericolosamente lenta. E mentre questi fattori, che di fatto sono parte della nostra crisi vengono ignorati, si cerca sempre la solita strada di recuperare risorse e annullare diritti da coloro che già faticano a vivere dignitosamente e conservare un minimo di diritti. Abolire l’articolo 18 dello statuto dei lavoratori, significa cercare di comprare con una indennità  la dignità del lavoratore. Mentre le condizioni occupazionali  impongono uno sforzo per incrementare l’occupazione, questi nuovi trovatelli della politica pensano a come agevolare i licenziamenti. E poi, pensare di compensare una ingiustizia dichiarata e riconosciuta con dei soldi, è indice di un impressionante arretramento culturale. Ma per farlo, per realizzarlo in santa pace i grandi manovratori hanno bisogno di annullare gli ultimi residui dei diritti dei lavoratori e per garantirsi il silenzio assenso, ti riducono la democrazia in un simulacro con le così dette riforme Istituzionali: riduzione ulteriore del potere del controllo politico da parte degli elettori. E, manco a dirlo, dietro a questi demenziali progetti, c’è tutta la vecchia idea della loggia P2 di Licio Gelli. Tanto tempo fa fu condannato e definito progetto antidemocratico. Altro che Bad Godesberg, è la linea del Piave. In realtà, il Jobs Act. di Renzi, punta non ad una flessibilità del lavoro al fine di incrementare la platea dei nuovi assunti, ma ad una ulteriore riduzione dei redditi da lavoro dipendente. Così, invece di percorrere la via degli investimenti in nuove tecnologie per abbassare il costo del lavoro, si opera da vili politici cercando di fottere i più deboli a vantaggio dei soliti noti.  Ora, i fautori di tanta  controriforma, come è sempre stato costume italiota, definiscono riforme le controriforme. Infatti si definiscono riformisti e addirittura di sinistra e continuano a sostenere la vecchia e sputtanata tesi secondo la quale: “La sinistra non deve combattere la ricchezza ma deve combattere la povertà”. Bello, eh! Suona bene. Ottimo per l’aperitivo! Peccato che sia proprio la ricchezza di pochi a creare la povertà di molti. E questo lo ha capito anche “lo scemo del villaggio”.

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La considerazione più buffa che da ciò emerge è che Berlusconi, da sempre associato alla P2 di Licio Gelli, ci ha provato per venti anni a realizzare il loro piano e non è riuscito a tanto, anche perché aveva i suoi problemi tutti personali: sfuggire ai rigori della legge realizzando leggi “ad personam”. E questo lo ha realizzato, ma ahi lui, alla fine ci è cascato come un Al Capone qualsiasi. Ma nonostante tutti gli attacchi contro la Magistratura, alla fine la stessa Magistratura lo ha trattato con i guanti bianchi quando si è trattato di fargli scontare la pena. E niente meno, questo pregiudicato, insieme al suo socio Previti, altro pregiudicato, ricevono dallo Stato, quindi da noi cittadini, addirittura migliaia di euro mensili di indennità come se, in Parlamento, avessero servito la collettività e non i loro loschi affari. Ora, il “nostro” Renzi, sedicente di sinistra, sta riportando il pregiudicato Berlusconi a passare come un Padre della Patria.

Ma a quale visione d’insieme queste tendenze dei politicanti italioti ed europei tendono a orientarsi? Si chiama globalizzazione dei mercati; liberalismo monetario. Questa nuova e ulteriore strada, anzi autostrada, che si è aperta al sistema capitalista, spinge gli imprenditori a smettere di investire in ristrutturazioni e innovazioni tecnologiche aziendali e si buttano a capofitto nella speculazione finanziaria, nell’economia di carta. È così che la produzione arretra, la disoccupazione aumenta, la povertà delle masse morde, mentre gli speculatori si arricchiscono a spese della collettività. Tutto questo è chiaro a tutti gli economisti e a tutti i politici ben accorti che non son lì per servire gli sporchi interessi dei soliti pochi pesci cani, ma evidentemente o sono pochi oppure sono del tutto ininfluenti.

E come se tutto ciò fosse poco o niente, ecco che la TROIKA (Banca centrale europea, fondo monetario internazionale, commissione europea), puntuali difendono e allargano le maglie per la globalizzazione della finanza che ha, di fatto, realizzato la crisi finanziaria che sta distruggendo stato sociale e diritti dei lavoratori. Renzi? Sta tradendo tutti i principi della sinistra. Non a caso il programma del suo governo lo sta discutendo a quattro occhi con Berlusconi. Se gli fosse rimasto qualche idea di sinistra saprebbe bene dove cercare le risorse finanziarie per uscire da questa crisi del sistema capitalista:  recuperare evasione fiscale; leggi più restrittive contro la corruzione; tassazione vera sulle transazioni finanziarie e, utilizzare quelle risorse, per investire in infrastrutture per creare vera occupazione immediata e innovazione. Altro che articolo 18!

F.to pagliatano

Collepasso,18/9/2014

*****

Aggiungo un’analisi delle condizioni economiche nel mondo, di un centro ricerche.

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“Sono solo 85. Ottantacinque persone su questo affascinante e confortevole (per loro di sicuro) pianetino posseggono una ricchezza pari a quella di 3 miliardi e mezzo di persone, cioè lo 0-virgola-moltissimi-zeri-virgola-uno della popolazione ha un reddito pari a quello del 50 per cento più povero. La cifra, diffusa dall’Oxfam, è al di là di ogni immaginazione, provoca una specie di vertigine. In ogni paese del mondo c’è un grafico con due linee ben distinte: uno schizza verso l’alto, ed è la quota di ricchezza dei pochissimi super-ricchi, l’altra precipita verso il basso, ed è l’aumento della povertà dei moltissimi più poveri. Negli ultimi trent’anni la parte di ricchezza detenuta da pochi è aumentata ovunque e la quota di povertà distribuita tra gli altri è aumentata anche quella. Ovunque.

La lotta di classe esiste, insomma, non si ferma un attimo, non dà tregua, e i miliardari hanno vinto quattro a zero, coppa, giro di campo e champagne negli spogliatoi. Come sia stato possibile non è un mistero. Lo smantellamento di qualunque ideologia dell’uguaglianza e la sua applicazione politica (da Reagan alla Thatcher, alle scuole economiche iper-liberiste che tanto piacciono a destra, ma anche a sinistra), per dirne una. E poi il potere politico delle multinazionali, per dirne un’altra. Immaginate di essere voi, normali contribuenti, a poter dettare le regole allo Stato in cui operate: abbassami le tasse, abbassami il costo del lavoro, fammi una legislazione comoda, fai pagare la sanità, fai pagare la scuola… Ecco, comodo, no? Noi non possiamo, un grande marchio sì”.

 Collepasso, 18/9/2014

 

  1. rifletto e dico 20 settembre 2014, 16:06

    Una riflessione

    La caduta dell’Unione Sovietica, che segna
    l’inizio di un’aggressione, una sorta di strisciante
    guerra civile contro il mondo del lavoro, a
    principiare dalle sue conquiste economiche e
    sociali;
    - Il ruolo dell’Unione Europea nello sviluppo
    trionfante del neoliberismo nel nostro continente;
    - La dimensione e la natura internazionale della
    crisi economica che attanaglia in mondo
    occidentale;
    - L’aggressiva difesa del capitale che programma
    a livello internazionale la morsa sui lavoratori con
    cui spera di contrastare la caduta del saggio di
    profitto;
    - Le guerre neocoloniali dell’occidente, con le
    inedite conseguenze delle migrazioni dai paesi del
    Medio Oriente, del Mediterraneo e dall’est
    dell’Europa, che introducono crescenti livelli di
    imbarbarimento dei rapporti di lavoro, la
    precarietà, il lavoro nero e lo sfruttamento in forme
    di semischiavitù;
    - Il riscatto di tanti popoli del sud del mondo che
    occupano sempre più attivamente la scena
    economica (e politica) mondiale e che definisce
    una nuova divisione del lavoro su scala globale
    colla quale ogni programma che parla di
    “centralità del lavoro” si deve confrontare

    Reply
  2. Volevo ringraziare ancora una volta gli amici del PD perchè con il loro sacrificio “hanno impedito di consegnare il paese in mano a Berlusconi”. Da circa venti anni i PDS-DS-PD fanno campagna elettorale invitando a votare per loro “perchè c’è il rischio di consegnare il paese a Berlusconi”, “c’è il rischio dell’antipolitica”, “c’è il rischio degli estremisti di sinistra”, ecc. ecc. ecc.
    Ma i danni che sta facendo Renzi in un anno Silvio non li ha fatti in venti di anni! Un po’ perchè aveva bloccato e occupato le Camere a suo uso e consumo personale, un po’ perchè aveva capito che, piuttosto che fare male, meglio non fare niente. Ma adesso tutto è cambiato. Grazie Amici ex Compagni.

    Reply
  3. …aggiungo…
    Giovane giovane il cazzo questo Renzi!
    Sta gestendo la crisi e l’Italia con metodi e idee ottocentesche: aumentare la produttività, diminuire i diritti. Se si facesse un giro in qualsiasi paese europeo, dalla Francia all’Inghilterra alla Germania, per non parlare della Scandinavia, si accorgerebbe come il resto del mondo sta andando in direzione totalmente opposta. Anche il mondo dell’economia e dell’impresa ha compreso alla perfezione che, aumentare i diritti, la sicurezza, il salario, dei lavoratori significa far crescere il reddito di una nazione. Ovunque si investe nei settori strategici: trasporti pubblici, ricerca, scuola, università. Perchè questo significa affrontare la crisi e il nuovo millennio con criterio e con lungimiranza. Da noi tutto il contrario: privatizzazioni (che poi di privato non c’è nulla visto che alla fine paga sempre il pubblico, ovvero noi, come testimoniano decenni di storia di privatizzazioni fasulle e anche il caso delle ultime autostrade costruite in Italia da privati con soldi dello Stato…), tagli verticali in tutti i settori, precarizzazione, diminuzione dei diritti. Complimenti alle giovani menti. Complimenti a chi li segue in modo ottuso e, come il tifoso di calcio, è pronto ad accettare qualsiasi bestemmia della ragione pur di veder sventolare la propria bandiera, per una volta, più in alto delle altre.
    Come ha recentemente affermato un brillante pensatore bolognese: “votare PD pensando che sia l’erede del vecchio PCI è come scoparsi una vecchia pensando che in gioventù era una gran figa!”.
    Saluti a tutti e tanto tanto sale a Matteo Renzi e al suo “Governo”.

    Francesco

    Reply
  4. Il loro problema, caro Francesco, è che non hanno un’idea politica, sono per quel partito a prescindere. Comunque molto buona, calzante, l’idea di quel pensatore bolognese che citi. “Scopano una vecchia pensando a quant’era bella da giovane”. Sì, sarà questa la loro bislacca libidine per il PD. Cari saluti e sempre felice di sentire che non hai buttato alle ortiche la bandiera rossa. Ciao gaetano

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