ANCHE PER LE COOPERATIVE: TANTO VA LA GATTA AL LARDO…

ANCHE PER LE COOPERATIVE: TANTO VA LA GATTA AL LARDO…

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HOWEN BAKUNIN

 

Penso che l’inglese Robert Howen, socialista utopista che ideò le cooperative come alternativa al capitalismo e l’anarchico russo Michail Bakunin che ne realizzò tante anche in Italia, si stanno di certo rivoltando nella tomba di fronte agli scandali che hanno coinvolto la cooperativa come fosse un’ordinaria impresa privata a carattere capitalista. L’idea di fondo era:“La produzione industriale e agricola è fondata non più sull’azienda, ma sulle libere associazioni, composte, amministrate e autogestite dai lavoratori stessi attraverso le assemblee plenarie.”(Bakunin). Quindi, partecipazione diretta dei lavoratori e superamento dello sfruttamento dell’uomo sull’uomo, è chiaro?.

Da tempo, da molto tempo, le coop avevano già scardinato i valori per cui erano state ideate e realizzate e di soppiatto, copiando a piene mani gli obiettivi e i disvalori del sistema capitalista. In seguito, con il cosìddetto crollo delle ideologie, entrarono con prepotenza nella logica e nella prassi capitalista senza il benché minimo ripensamento, senza la benché minima vergogna.

Ma guarda caso hanno conservato, invece, i privilegi fiscali che giustamente un tempo le vennero concessi.

Oggi è difficile capire se le attuali coop sono l’avanguardia della corruzione o se vanno a rimorchio. Di certo c’è che in talune imprese pullulano come mosche sul miele i farabutti che Howen e Bakunin volevano neutralizzare. Ad onor del vero va anche sottolineato che non in tutte le coop l’andazzo è uguale. Di certo però, tutte sono uscite dall’originale intento degli ideatori e realizzatori di tali imprese al fine di eliminare lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo.

Del resto, quando i detentori dei valori della sinistra di classe, sinistra politica e sindacale, hanno buttato nella fossa la bandiera rossa con tutti i suoi valori e ideali, è chiaro che coloro che già gestivano economia e produzione nelle coop si sono immediatamente riciclati in perfetti capitalisti, con tutti gli attrezzi del più squallido capitalismo ne seguirono il corso.

A coloro che come me sono disgustati da questo opportunismo becero, da questa deriva di valori umani, dico che sono convinto, forte della lettura della storia del movimento operaio, che verranno tempi migliori. Tante volte il movimento operaio ha fatto balzi in avanti e preso sonore bastonate, ma sempre, prima o poi, è di nuovo emerso e di nuovo conquistato traguardi sempre più avanzati. Tranquilli, verranno tempi migliori.

E l’orizzonte politico italiano?

Beh, con la fiducia sulla legge elettorale si è realizzata la forza di un nuovo soggetto di governo autoritario, alleato con Confindustria, allergico al pensiero plurale, insofferente all’esistenza stessa delle minoranze, epurato del dissenso…

Se Renzi riuscirà a distruggere definitivamente l’impianto costituzionale di democrazia parlamentare, condividendo con convinzione questo obiettivo, Berlusconi potrà anche ritenersi soddisfatto perché la sua opera iniziata nel 1992 sarà compiuta.

Se Renzi invece non riuscirà a portare a compimento la demolizione della democrazia parlamentare, a Berlusconi resta un’ultima arma ovvero la figlia Marina.

Che prospettive tremende, dalla padella nella brace!

 

F.to pagliatano

Collepasso, 23/5/2015

  1. Renzi si dibatte nei soliti problemi italiani, paradossali e dai mille risvolti. Alcuni contribuisce lui stesso a crearli, fedele alla logica del paradosso.
    Aggiusti iniquamente le pensioni e viene fuori la Consulta che, per ristabilire equità e giustizia, rischia di far saltare il bilancio e fa sussultare l’Europa.
    Cerchi di riformare la scuola in senso efficientista e meritocratico ma la zavorri con l’assunzione di decine di migliaia di precari che non hanno vinto alcun concorso e, nonostante questo e le spiegazioni “alla lavagna”, si rischia il blocco degli scrutini.
    Abolisci le province cancellando solo i consiglieri provinciali ma gli apparati nessuno li ha neanche sfiorati e, nel frattempo, rilanci le città metropolitane, ulteriore livello istituzionale di area vasta.
    Rottami il Senato, la più antica delle istituzioni italiche, trasformandolo in un dopolavoro per consiglieri regionali e sindaci, ma non istituisci un vero monocameralismo.
    Cambi la legge elettorale a tuo vantaggio e rischi di dare la volata ai populisti.
    Impegni ottomila poliziotti per mantenere l’ordine durante i comizi del leader della Lega, ma non riesci a garantirne l’incolumità ed il diritto ad esprimersi.Nel frattempo il cittadino è sempre più visto come pecora da tosare fino a fargli sanguinare la pelle, le regole diventano sempre più oppressive e lo stato di diritto si sfilaccia, soprattutto nel profondo delle coscienze e questo alimenta e legittima la ribellione. Come uscirne?
    Alessandro Magno, di fronte al nodo di Gordio, prese la sola decisione corretta per non impegolarsi nell’inutile perdita di tempo nel cercare vanamente di scioglierlo, lo tagliò con un colpo di spada.
    Le regioni sono il nodo di Gordio italiano. Andrebbero tagliate con un sol colpo riformista.

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  2. Più che confusa, la destra negli ultimi tempi sembra disorientata di fronte alla massiccia offerta partitica che ogni giorno si arricchisce di nuove proposte con personaggi sempre uguali.

    Inutile il richiamo di qualcuno a cercare di ricostruire un’opposizione alla sinistra che sia degna di tale nome, un’opposizione che si fondi sui contenuti piuttosto che sulla somma algebrica di alleanze improbabili quanto effimere. Tutto sembra ormai ruotare intorno al sensazionalismo di una proposta in grado di sparigliare il campo. Si cerca qualcuno da seguire che sia in grado di farci sognare, tentati più da un sogno che una proposta che potrebbe anche essere destinata a rimanere solo tale. Si cerca qualcuno che sappia farsi ascoltare, capace di dire le solite cose in modo diverso, qualcuno che sia abbastanza sfrontato nei modi più che nei contenuti, tali da renderlo alternativo a chi oggi sta al governo del Paese, ma anche a chi ha ridotto la rappresentanza di destra ad un diritto di prelazione.

    Da molti mesi l’elettore di destra sta assistendo inerme al dissolvimento della propria rappresentanza politica, costretto a scegliere tra quel poco che gli viene proposto e l’attesa di un qualcosa che prima o poi dovrà prendere forma, dando finalmente corpo a ciò che oggi è solo un’aspirazione.

    In questo contesto sono le sfumature a determinare la scelta del proprio leader, scegliendo quello con cui si pensa di aver più punti in comune, quello che più si avvicina alla propria personale scala dei valori, soprattutto, e almeno per alcuni, quello che sembra avere più possibilità di successo.

    La destra sta cercando chi la guidi fuori dal pantano in cui si trova, ma per far ciò dovrebbe avere il coraggio di chiudersi alle spalle la porta oltre la quale ha potuto vedere la stanza dei giochi. Dovrebbe avere il coraggio di ammettere che chi sta oggi lì, fermo sulla porta, non ha capito ancora come si gioca e si guarda intorno disorientato, sperando che arrivi qualcuno più in gamba di lui, o forse solo più furbo, che sappia spiegare a tutti cosa sono e a cosa servono tutti quei giochi buttati a terra in quella stanza. La destra ha bisogno di altro che non sia un’accozzaglia di nomi da retrovie per tornare ad avere lo spazio che merita. O forse alla destra sarebbe sufficiente lasciare da parte giochi di potere e tornare a percorrere la coerenza di pensiero che ha fatto l’identità di quella parte politica che si sente oggi orfana di rappresentanza.
    P.S. Caro Gestore del sito, probabilmente tu starai pensando: io che sono sempre stato uomo di sinistra, quella effettivamente più radicale, ebbene, cosa importa a me dei problemi della destra italiana? Ti rispondo con le parole espresse in un’intervista da Massimo D’Alema anche lui proveniente dal P.C.I. il quale era molto rammaricato del frastagliamento e della quasi disintegrazione dell’altra parte dello schieramento politico e testualmente diceva; è importante che ci sia un’ opposizione concreta e percepibile, altrimenti, la maggioranza è costretta a fare anche le veci della minoranza è dunque a fare le scelte sbagliate visto che sono azioni politiche che non gli competono…

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  3. Carissimo Antonio, anche tu come Berlusconi vedi esponenti di sinistra dappertutto come Berlusconi vede comunisti in ogni angolo d’Italia. D’Alema di sinistra? D’Alema è quell’opportunista che ci invitava a urlare nelle manifestazioni: “è ora è ora, il potere a chi lavora”. poi arrivato al governo ci disse “scordatevi il posto fisso”. fu quel primo ministro che partecipò alla guerra contro la Jugoslavia, fu quello che consegnò Ocialan ai turchi ecc… altro che di sinistra, io l’ho sempre definito un opportunista. In quanto alla sua affermazione secondo la quale “è bene che ci sia una opposizione di destra altrimenti la sinistra sarà costretta a fare le veci della minoranza”, beh, anche questa è abbastanza sopra le righe. Penso, anzi constato giorno per giorno, che non è la mancanza della destra la ragione per cui questo governo sta realizzando controriforme di destra, ma è la volontà di questo governo che è tutto proiettato a realizzare il partito della nazione, al disopra della destra e della sinistra. Così facendo è chiaro che taglia l’erba sotto i piedi della destra politica assorbendo buona parte del suo elettorato, e di conseguenza sta mandando a puttane la destra politica. Oltre, ovviamente, a farsi bello con la troika che sta imponendo a tutta l’Europa la famigerata austerità. cioè: che siano gli ultimi a pagare il conto della crisi scatenata dai pescecani capitalisti. Beh Basta fin qui, il resto te lo dirò quando verrai a trovarmi. cari saluti gaetano

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  4. Berlusconi, Berlusconi…. caro sig. Cipputi, io non sono mai stato un elettore di Berlusconi e come ben sai neanche di D’Alema….! Per me la destra era e rimane Giorgio Almirante e al Cavalier Silvio ho sempre preferito Gianfranco Fini, fin quando è stato sulla scena politica della “Destra Nazionale” Italiana ! Comunque, a mio parere servirebbe un progetto diverso del Partito repubblicano che propone Berlusconi nel nome del tutti contro Renzi: sarebbe la parodia di quello che doveva essere il Pdl mentre oggi bisogna ragionare in prospettiva. Berlusconi l’occasione l’ha avuta e l’ha sprecata, il Pdl doveva essere un partito plurale con alle spalle un think tank all’americana e regole interne chiare. Ma purtroppo il carattere autocratico della sua leadership ha vanificato tutto.
    E’ mutata la natura del Pd che non è la ripetizione dell’Ulivo antiberlusconiano tanto che Renzi lo presenta come il partito della nazione o della fazione…. Rispetto al 2009 poi si è creato un fronte antisistema incarnato da Grillo per cui non siamo più in un sistema bipolare. Inoltre la nuova legge elettorale con la soglia di sbarramento al 3% porterà molti a pensare solo alla propria identità. Infine con il premio di lista si creerà al massimo un cartello elettorale, non certo un partito unico di centrodestra. Per tutte queste ragioni oggi proporre di unire i moderati contro Renzi e i comunisti non convincerebbe nessuno.
    Primo, è necessario individuare ceti di riferimento e avversari come la sinistra radicale, gli antisistema alla Grillo e la destra xenofoba antieuropea di Salvini. Quanto a Renzi, non lo si può contrastare con slogan alla Grillo, Salvini o Landini ma agendo sul terreno riformista con un progetto per l’Italia del domani più credibile del suo. Insomma, bisognerebbe individuare una serie di questioni con cui creare una politica di centrodestra da contrapporre a Renzi.
    P.S. Ave Cesare morituri te salutant…

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  5. 1, nn, 100mila 29 giugno 2015, 17:35

    Da Socrate redivivo nell’Italia di oggi, la cicuta non la prenderei. Sceglierei l’esilio e, in attesa di poter varcare una frontiera sigillata dall’esterno ai varchi, da esule, mi rassegnerei a permanere nella stazione ferroviaria di una città d’arte o della Padania.

    In tal caso indosserei una felpa con su scritto il mio slogan più riuscito: “Conosci te stesso”.

    La “maieutica della morte” non servirebbe a nessuno in tempi in cui la forza dell’esempio serve solo ad alimentare il bullismo e l’uso delle droghe. Né avrebbe senso l’estremo ossequio alla Legge, visto che l’intero sistema normativo, simile ad una inestricabile e tenebrosa foresta, è talmente iniquo, parziale e troppo spesso incomprensibile, da sembrare costruito ad arte per consentire di aggirarlo ai pochi “attrezzati” o ai protetti dai “Buzzi” di turno.

    Forse sacrificherei un gallo ad Esculapio, anche se entrambi sono di ormai di non facile reperibilità. Difficile trovare i primi persino nelle campagne ed il secondo è scomparso anche dagli ospedali.

    Ai miei tempi, terra e popolo erano una cosa sola e la Legge condensava l’ethos di un popolo e per questo era condivisa, difesa ed accettata da tutti. Per tale ragione, pur accusato ingiustamente dai “poteri forti” che mi erano nemici di corrompere i giovani e di adorare dei alieni, accettai la condanna senza cercare scappatoie che pur mi furono offerte.

    Oggi l’accusa di corrompere i giovani sarebbe interpretata come pedofilia, in quanto solo a questo si è ormai ridotto l’interesse verso i giovani.

    Nell’antica Atene era ben altro, la società praticava la “paideia”, la cura fisica, morale ed intellettuale delle nuove generazioni. Io il mio contributo ai giovani lo davo insegnando loro che nulla potevo insegnar loro, solo spingerli a cercare il significato intimo dei fatti e delle cose ed il potere costituito, allora come ora, mai ha apprezzato la libertà di pensiero.

    Sì. Oggi mi ribellerei. La legalità è un valore se c’è uno Stato di diritto degno di questo nome e se le sue Istituzioni sono alimento e salvaguardia del patto sociale e non strumenti piegati all’interesse di parte.

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  6. Uno, Nessuno, Centomila 2 luglio 2015, 15:43

    Una riflessione sulle agevolazioni delle cooperative” e’ quella che ha suggerito il magistrato che più di ogni altro spaventa la politica corrotta. E l’ha fatta nella sede istituzionale, il Parlamento. Le carte dell’inchiesta Mafia capitale testimoniano il perché di un’affermazione tanto impegnativa.
    Le cooperative – a partire da quelle sociali – godono di corsie preferenziali, di trattamenti di favore, costruiti con una legislazione ad hoc. Ci sono bandi dedicati; agevolazioni fiscali.
    La cooperativa – cosi’ Unicoop ad esempio informa i propri associati – “fornisce ai propri soci tutta una serie di vantaggi che possono consistere in: “1) una maggiore retribuzione; 2) acquisto di beni a un prezzo più basso o conferimento degli stessi a prezzi superiori rispetto a quelli offerti dal mercato; 3) condizioni migliori, in termini di occasioni di lavoro e di remunerazione, rispetto a quelle che si otterrebbero sul mercato; 4) riduzione dei costi di gestione della singola impresa; 5) avvio di un’attività imprenditoriale senza investimento di grandi capitali: la legge stabilisce il limite minimo della quota di versamento del singolo socio in 25 euro”.
    E tasse più basse se si tratta di cooperative a mutualità prevalente.
    Tutto questo si traduce in migliori condizioni di mercato quando si partecipa a bandi pubblici, finanziati con risorse istituzionali.

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  7. 1, nn, 100mila 4 luglio 2015, 14:04

    Ormai non c’è territorio che si salvi, tra comportamenti illeciti e quelli eticamente discutibili. C’è di tutto, c’è di troppo. A cominciare da mafia capitale, dove pensano di salvare il sindaco Marino dallo scandalo che ha riguardato amministrazioni di destra – anzi, di centrodestra – e di sinistra, consiglieri comunali del Pd inclusi. Il primo cittadino di Roma, ancora per poco, recita la parte dell’onesto, ma certo i trentamila euro versati dal clan Buzzi per la metà dei costi della sua campagna elettorale non depongono a suo vantaggio.

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  8. Tale fenomeno ha assunto una dimensione maggiore, soprattutto con la crisi dei partiti politici, tradizionali mediatori degli interessi della società civile presso le istituzioni pubbliche, ed è sembrato configurarsi quale succedaneo della rappresentanza politica.
    Tutto questo nuoce, in maniera complessiva, alla fiducia che i cittadini nutrono verso l’intero sistema politico, la cui classe politica viene considerata permeabile agli interessi particolari e poco attenta a deliberare nell’interesse collettivo.

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  9. 1, nn, 100mila 8 luglio 2015, 15:24

    Abbiamo letto di consiglieri che si facevano pagare mille euro al mese per chiudere un occhio, di affidamenti diretti, di gare truccate: ma è normale fingere di non vedere, non sapere e quindi decidere di non agire?
    Sembra quasi che Salvatore Buzzi, ancorché ristretto nel supercarcere di Nuoro, comandi ancora sulla politica. Che incuta timore. Che riesca a bloccare ogni tentativo di fare pulizia nel rapporto tra cooperative e politica.

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