AD URBE CONDITA

 

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AD URBE CONDITA

-La dimora di Nerone

A un certo punto si era scatenata a Roma la gara tra chi avesse la casa più grande e più fastosa, magari moltiplicando il numero delle dimore di proprietà o la loro dimensione. Che la Domus Aurea fosse una sorta di mostruosità fisica e morale, lo sostennero personaggi autorevoli dell’epoca cioè del primo sec. dopo Cristo e con argomenti abbastanza seri. Plinio il vecchio che la vide costruire lo dice chiaro nel suo trattato di storia. “A punire il lusso, scrive Plinio, ci pensano gli incendi ma non c’è verso che la natura umana comprenda che c’è qualcosa di più effimero dell’uomo stesso” Ma, continua il grande storico; “ abbiamo visto, la casa di un principe Nerone, estendersi fino a circondare la città e, per non farsi mancare niente è piena d’oro”, una pacchianata fuori misura turpe e offensiva.  Pensate, racconta, che quei contadini arruolati a forza e mandati a morire ammazzati per ampliare l’Impero, spesso coltivavano dei campi più piccoli di un salotto di quella dimore principesche fatte col loro sangue. Ma per noi moderni il problema è un altro. Cioè esaltare per quel che merita la Domus Aurea che è gemma incomparabile, un sogno che si materializza davanti ai nostri occhi. Essa doveva essere cancellata in odio a Nerone e in effetti lo fù, ma tutta la storia dell’Impero e della successiva tradizione all’alto medioevo è storia di distruzioni inesorabili. Che cosa è rimasto? Poco o nulla. Quella che oggi chiamiamo la Domus aurea, è una piccola porzione dell’immane complesso originale. E’ una zona di rappresentanza ma di minor rilievo nell’economia generale della fastosa dimora e dei suoi immensi giardini. Questa in effetti dilagava sul colle Palatino dove risiedeva l’imperatore. La zona ora riaperta, sul colle Oppio, era un insieme di saloni da utilizzare per cerimonie, incontri,eventi. Dunque ora grazie alla Soprintendenza ai beni culturali si può vedere qualcosa di più. Ma occorre enorme rispetto per non offendere il passato che preme ancora angosciato sul presente.

 

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-L’imperatore Diocleziano, un soldato che scalò il potere.

Lui, l’imperatore senza sete di potere, sfugge a tutti i clichè che gli sono stati costruiti addosso nel corso dei millenni. Nessuna polvere dunque su Diocleziano. Anzi, l’imperatore romano come tutti i grandi della storia riesce a far parlare di se come di un personaggio che nei libri ha ancora tanto da dire. Collocato nella luce in cui si merita, che è quella di uno statista riformatore. Il quale, prima dell’abdicazione spontanea nel 305, ha in effetti perseguitato i cristiani, ma non per motivi ideologici o fanatismo o addirittura per tendenza al “grand guigol”, ma per salvare la romanità, cioè la civiltà di allora. Mentre per gli antichi Costantino è stato l’imperatore che l’ha svenduta, Diocleziano l’ha difesa con tutto il suo impegno, individuando nella società di allora i cristiani come fonte di disgregazione per l’autorità costituita. La sua lotta strenua per salvare l’impero non ha avuto buon esito anche perché dopo Diocleziano non c’è mai stato più un Diocleziano. Il 313, la data dell’editto di Costantino( che non era un santo e non è stato così pio come si è sempre detto) in favore dei cristiani, segna per gli antichi romani il tradimento dell’impero e la fine della romanità. Il Medioevo comincia proprio in quel momento e non ci sarebbe stato, se Diocleziano avesse trovato dei successori alla propria altezza. Naturalmente una figura come Diocleziano offre infiniti spunti. E’ vero, Diocleziano è considerato come Nerone un maledetto, per essere stato persecutore di cristiani, ma è una persecuzione controversa. Infatti, a differenza del primo si distingue per altre caratteristiche che ne fanno uno dei due o tre imperatori più importanti di Roma. Egli, punto sulla collegialità e sulla selezione attenta della classe dirigente e dei migliori ed ebbe una visione del potere basata sulla temporalità, cioè il potere come servizio. E’ insieme ad Augusto fondatore dell’impero , e a Traiano colui che ha portato l’impero romano alla massima espressione.

ANTONIO LEO

Collepasso, 13/10/2014

 

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