a quarant'anni da quel 68…

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Inviato da Gaetano Paglialonga il 25 ottobre 08

Forse, se studenti e operai, insieme ancora una volta, capiranno che non hanno più niente da perdere e tutto da guadagnare nell’aprire una lotta a tempo indeterminato contro un regime squallido e arrogante, il quale vuol trasformare tutti noi consapevoli cittadini in tremebondi sudditi.
Però, nella seconda metà degli anni sessanta, il fordismo era al suo apice, le assunzioni in tutti i settori erano la norma, gli industriali davano salari da fame però ti pregavano di restare, di non licenziarti, gli servivi, avevano bisogno, perchè il serbatoio di operai specializzati disoccupati essendo scarso non gli garantiva il ricambio.
Oggi, precarietà lavorativa diffusa in tutti i settori, la cassa integrazione dilaga nei vari comparti, la sinistra politica si lecca le ferite, i sindacati in crisi di credibilità. Aggiungiamo a tutto questo: una crisi finanziaria che sta avendo ripercussioni sulle attività produttive, quindi, ulteriori licenziamenti, ulteriore cassa integrazione, ulteriore precarietà lavorativa. Ce la farà questa nuova generazione di giovani studenti e operai a rompere con una tendenza che li vuole sconfitti per sempre?
Se ce la farà, potrà dirsi la “meglio gioventù” del terzo millennio, altrimenti pagheranno e pagheremo cara questa sconfitta, noi, gli attuali giovani, nonché le future generazioni.
In termini politici si pone il seguente quesito: vogliamo lasciare ancora a lungo che la lotta di classe la facciano solo gli speculatori e gli industriali assistiti dalla confindustria, i quali da decenni sono abituati a privatizzare i profitti e a socializzare le perdite? Oppure è giunto il momento che anche noi, classe lavoratrice, cominciamo a presentare il conto a questa classe padronale degna di un paese del terzo mondo?
 

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