Collepasso, fotovoltaico selvaggio.

Da: Lecce prima.it

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Fotovoltaico selvaggio:

maxi-impianto, dodici indagati

 Tredici terreni sequestrati, risalenti ad un 62enne di Collepasso. L’intera famiglia denunciata: avrebbero presentato diverse Dia per ogni porzione di area, una grande struttura aggirando le procedure.

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COLLEPASSO – Tredici terreni sequestrati, dodici persone indagate, molte delle quali risalenti ad un unico nucleo familiare e sullo sfondo il rischio che venisse in piedi una sorta di mostro nel bel mezzo della dolce campagna salentina, con la crescita incontrollata di impianti fotovoltaici. I carabinieri del nucleo operativo radiomobile di Casarano hanno chiuso all’alba di oggi un’operazione avviata dopo alcuni controlli su aree agricole in Contrada Manimuzzi, nelle campagne intorno a Collepasso, nelle quali stavano per essere avviati lavori per la costruzione di quello che si presume potesse essere un unico, gigantesco impianto. I reati ipotizzati e per i quali si sta procedendo in queste ore sono falsità ideologica e materiale, abusivismo edilizio, abuso d’ufficio e violazioni del decreto legislativo 387/2003 e della legge regionale 31/2008. 

 I dettagli dell’operazione sono stati illustrati nel corso di una conferenza stampa dal comandante provinciale dell’Arma dei carabinieri, il colonnello Maurizio Ferla, e dal capitano Dario Vigliotta, a capo della compagnia di Casarano. I terreni, tutti contigui, occupano uno spazio di 302mila e 262 metri quadri. E risulterebbero tutti di proprietà di G.Q., 62enne del posto. I militari hanno rilevato come fossero in costruzione ben nove impianti fotovoltaici, ciascuno di potenza inferiore ad 1 Mwp e riconducibili ad un’unica struttura, per 6mila 111,39 Kwp (cioè, oltre 6 Mwp), e dunque in violazione delle normative. 

Nel corso dell’indagine sarebbe emerso il coinvolgimento di nove parenti del 62enne (la moglie, quattro tra figli e figlie ed i rispettivi conviventi) i quali avrebbero prodotto attestazioni false, presentando su ciascun terreno autonome denunce di inizio di attività, senza disporre dei requisiti previsti dalle leggi nazionali e regionali che regolano la materia. Un metodo semplice e fruttuoso. Perché presentando diverse Dia su altrettante porzioni del terreno, stava per nascere un gigantesco impianto fotovoltaico di tipo industriale; per le strutture che superano i 6 Mwp è previsto, infatti, un diverso iter procedurale, subordinando l’esecuzione dell’opera ad un’unica autorizzazione rilasciata dalla Regione dopo conferenze dei servizi e nel rispetto della normativa sulla tutela ambientale e del patrimonio storico-artistico. In tutto sono dodici gli indagati in stato di libertà, perché oltre ai parenti di G.Q., sarebbero coinvolti anche il curatore amministrativo delle pratiche ed il direttore dei lavori. Ma l’inchiesta è praticamente solo all’inizio. I carabinieri e la Procura di Lecce stanno cercando di accertare se dietro a tutto questo escamotage vi possa essere qualche grossa azienda.

(sabato 5 marzo 2011)

Se è opportuno da parte di chi vuol fare informazione esporre i fatti, è altrettanto doveroso spiegarne i risvolti, giusto per evitare, come spesso succede, che una semplice indagine finisca con l’essere paragonata alla stregua di un rinvio a giudizio, o peggio, una condanna. Spesso invece succede che finisce  tutto in una bolla di sapone, ciò che auguriamo alla famiglia  di G.Q..

F.to gaetano paglialonga

collepasso, 6/3/2011

 

  1. Tanto va la gatta al lardo finchè ci lascia lo zampino?
    Vedremo se in questa faccenda che tu richiami lasciando completamente fuori l’ideatore di questa operazione, veramente è tutta farina del sacco del sig. Q.

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  2. IO MI ATTENGO AI FATTI, E I FATTI FIN QUI SONO QUESTI. NON STO CERCANDO DI NASCONDERE NIENTE, NON è NELLE MIE BUONE ABITUDINI.GAETANO

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