I voti claudicanti nazionali e locali.

 

 I voti claudicanti nazionali e locali.

Dall’“Amaca” di Michele Serra de “La Repubblica” di venerdì 3 settembre, prendo lo spunto per una considerazione senza molte pretese sull’orientamento elettorale di una fascia consistente di elettori. Infatti Serra sostiene: “…è accertato che la vendita di Kakà fece perdere al Milan, volevo dire al PDL, molte migliaia di voti; e dunque l’acquisto di Ibra e Robinho ne vale, a occhio, almeno altrettanti…” Quindi, con certezza, colloca le sorti del Milan alle sorti politiche elettorali del Kaimano.

Siccome tra alcuni mesi si ritornerà a votare, di sicuro per le amministrative e forze anche per le politiche, sento la necessità di esprimere un mio auspicio, affinchè quanto si è potuto registrare, non solo a livello nazionale raccontatoci da Michele Serra, ma anche a livello locale, non abbia a verificarsi in avvenire, nell’interesse della buona politica e dei cittadini elettori naturalmente.

Infatti, nell’ultima tornata elettorale che ci vide impegnati nelle regionali, abbiamo potuto contare 180 voti provenienti da direzioni diverse incanalarsi verso un unico candidato di Gallipoli. Quindi un emerito sconosciuto, il quale, neanche un voto avrebbe ottenuto da Collepasso se non ci fosse stata una manovra tutta elettoralistica. Ora, a mio avviso, la cosa più scandalosa non sono quel gruppo di giovani che quei 180 voti hanno convogliato su quel sig., sulla base (si dice) di qualche promessa di finanziamento alla loro squadra, ma i centottanta adulti circa che si sono lasciati convincere da questi giovani a votare un emerito sconosciuto.

A questo punto mi pare ragionevole supporre che, i 180 voti di cui sopra sono solo la punta di un iceberg. Quindi, è chiaro che ci troviamo di fronte ad una totale caduta di motivazione politica e ideale nella decisione di esprimere il voto. Questo atteggiamento, spesso,  determina l’elezione di uomini e donne non motivate da interessi politici e ideologici, ma di ben altra natura.

Quindi, chi agevola il vicino di casa, chi sceglie il parente o il compare, chi per questo o quel favore, pochi sono coloro che esprimono un voto sulla base di un programma, o scelgono un candidato per la sua capacità amministrativa  e onestà politica. Di conseguenza, ottenuta l’elezione da amici, parenti, compari e vicini di casa, nei confronti di questi e solo a questi sentono di dover rendere conto del loro operato.

Poi, se le cose vanno male (e non possono non andare male con degli eletti così poco motivati politicamente), se gli esponenti politici che abbiamo eletto pensano solo ad arrotondare le loro entrate, i loro interessi, ci scandalizziamo,  gridiamo alla politica che è solo “uno sporco affare”. Dimentichi che,  siamo stati proprio noi a renderla tale con certi calcoli politicamente miseri nel momento del voto. Infine,  per consolarci ci diciamo: “te la capu ‘mpuzzuna lu pesce”. Eh no! Troppo comodo signore e signori, siamo noi, che utilizziamo il pesce in condizioni tali da fallo marcire, non altri.

Così, chi per amore del pallone, chi per necessità sanitarie, chi per favori spiccioli di ogni genere, chi per amici, parenti e vicini di casa, indirizzano il loro voto a questi “buon samaritani”, che, con la politica centrano meno dei cavoli a merenda, e, una volta lì, o non sanno che fare, oppure cominciano a prendersi cura delle loro personali cose e cosette. Però, chi così ha votato, non ha il diritto di arrabbiarsi se le cose vanno male! “Chi ha colpa del suo mal  pianga se stesso”! O NO!?!

 

 F.to G.P.

Collepasso, 3/9/2010

 

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