Sentenza della Vergogna G8 2001


G8 di Genova: vergogna italiana, vergogna della destra, vergogna della sinistra, vergogna della vecchia giustizia, vergogna della vecchia politica o vergogna della vecchia anarchia?In questi giorni ho sentito molto su vergogna italiana al G8 di Genova. Mi sembra che in nessuno paese civile sia stata tanta violenza al G8. Ma, secondo voi è una vergogna della destra, sinistra, vecchia giustizia, vecchia politica o vecchia anarchia?

A) Il G8 di Genova è una vergogna italiana di destra e sinistra: della destra che ha dato credito a consulenti e organizzazione di sinistra trasformata in un cavalo di Troia per creare problemi al Neo-governo di Berlusconi.

B) Il G8 di Genova è stata una vergogna della vecchia anarchia, dei violenti combattenti contro migliori ripresentanti delle migliori democrazie.

C) Il G8 di Genova è stata una vergogna della destra che ha organizzato il G8.

D) Il G8 di Genova è stata una vergogna della sinistra che aveva perso le elezioni e si ha voluto vendicare distruggendo Genova per distruggere il governo di Berlusconi.

E) Il G8 di Genova è stata una vergogna della vecchia giustizia che non ha condannato più poliziotti e risarcito più manifestati feriti.

F) Il G8 di Genova è stata una vergogna della vecchia giustizia che non condannato un solo manifestante a risarcire la società per milioni di danni e ha lavorato per 7 anni per fare più ingiustizia: punire di più i più onesti contribuenti.

G) Il G8 di Genova è stata una vergogna di Oliviero Diliberto che se è servito da Rai3 per utilizzare le manifestazioni contro il Governo di Berlusconi.

H) Il G8 di Genova è stata una vergogna di Indymedia che ha trasformato un violento, stupido marginale delinquente nel suo eroi preferito e più famoso.

da http://neo-machiavelli.ilcannocchiale.it

  1. Noi c’eravamo e abbiamo visto.

    Abbiamo visto la violenza inaudita di quelle giornate, la caccia indiscriminata a persone inermi, l’assoluto arbitrio nel gestire l’ordine pubblico. Siamo stati poi costretti a registrare con sconcerto la decisione della magistratura che ha deciso di non procedere nell’accertamento delle responsabilita’ delle forze dell’ordine per le gravi violenze subite dai manifestanti che parteciparono al grande corteo dei 200 mila del 21 luglio 2001.

    Bolzaneto, la scuola Diaz. Assieme ad altri nomi, come Alimonda, Manin, Tolemaide, rimarranno tra le pagine oscure di questo paese. Abbiamo aspettato sette anni per vedere scritto nero su bianco quello che abbiamo visto e a cui abbiamo assistito, per guardare finalmente in faccia i responsabili di quello scempio.

    La sentenza dello scorso 13 novembre sul processo Diaz è un ulteriore insulto alla nostra richiesta di giustizia e trasparenza, alla fiducia che ancora avevamo che la verità potesse finalmente essere sancita.

    Per la “macelleria messicana”, così definita dall’allora vicequestore aggiunto della Questura di Roma Michelangelo Fournier, i responsabili si trovano solamente tra la manovalanza di Canterini, allora comandante del I Reparto Mobile di Roma.

    Nessun vertice della Polizia è stato incriminato: né Francesco Gratteri, promosso a direttore del dipartimento Anticrimine, già a capo dello Sco; né Gilberto Caldarozzi, promosso a capo del Servizio centrale operativo; né Giovanni Luperi, promosso al vertice del servizio segreto civile, già vicedirettore dell’Ucigos; né Spartaco Mortola, già dirigente della Digos, ora promosso vicequestore aggiunto a Torino.

    Tutti assolti.

    Mentre l’allora capo della Polizia, Gianni De Gennaro, responsabile della piazza durante il G8 di Genova, e’ diventato addirittura direttore del Dipartimento delle Informazioni per la Sicurezza della Presidenza del Consiglio dei Ministri.

    Rimangono i verbali falsificati, gli arresti ingiustificati, le molotov introdotte illegalmente nella scuola per giustificare l’assalto, la loro sparizione dall’ufficio della Questura di Genova dove erano in custodia come corpo del reato, a fare da sfondo ad un’ulteriore brutta pagina della democrazia italiana.

    Noi c’eravamo e per questo auspichiamo un sussulto democratico. Una reazione pubblica, pacifica e nonviolenta per dimostrare che in questo paese esiste ancora un tessuto democratico, e che la convivenza civile si deve basare sul principio di responsabilità, sul riconoscimento dei diritti di tutti e su una giustizia che sappia tutelare le vittime e applicare il principio che la legge è uguale per tutti.

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