Don Gianfranco Formenton sulla immigrazione

Il pensiero del parroco “…ma per i redattori della Legge sull’immigrazione prevediamo anche il reato di istigazione a delinquere”

Spoleto - 23/05/2008 16:56

DON GIANFRANCO FORMENTON SULLA IMMIGRAZIONE:

 

E va bene. I padani ce l’hanno fatta e il Governo paga il conto delle promesse elettorali. Il grido che si è alzato da tutti i bar e da tutte le piazze dal Nord Italia,  e che è rimbalzato nei saloni dei barbieri e dei parrucchieri, nelle sale di attesa dei medici di famiglia, tra i sedili degli Eurostar… è finalmente raccolto dai rappresentanti del Governo. “Tutti delinquenti”! E sia. Facciamo una legge che, nel paese del Diritto stabilisca che tutti i disgraziati (perché chi non è disgraziato non ci pensa nemmeno ad andarsene dal suo paese) quando mettono piede nel nostro paese, commettono un reato.

 

                        Se l’immigrazione è un reato, gli immigrati (clandestini) sono considerati come una “razza” di delinquenti. E non ce ne frega niente da dove vengono o il motivo per cui vengono. I naziskin di Padova hanno già potuto esternare il loro pensiero ai microfoni della Rai: “Se hanno dei problemi, se li risolvano a casa loro”.

 

                        Pensiero lineare, limpido e semplice, senza complicazioni. A noi non importa chi siano e che cosa vogliono. Sono delinquenti, vanno bastonati. E questo lo capisco. Capisco che ci sia un sottobosco di sottocultura che si nutre di slogans e di luoghi comuni, di cori da stadio, di esternazioni politiche nate nei bar e nelle tifoserie degli ultras che raccolgono tutta l’incapacità della nostra società di trasmettere valori politici e sociali.

 

                        Non capisco però come esponenti politici di partiti che coltivano da anni questo sottobosco fatto di un misto di razzismo e di nostalgie di pulizie etniche, e gli forniscono una legittimazione politica, e li giustificano, e sono stati, purtroppo, votati dalla maggioranza degli italiani, possano scardinare impunemente una tradizione millenaria di Diritto e di Tolleranza che ha reso grande il nostro Paese nella Storia e nella cultura.

 

                        Stabilire come reato l’immigrazione clandestina significa, in pratica, dichiarare delinquenti (perché chi commette un reato delinque) seicentocinquantamila persone che sono nel nostro paese. Considerando che questi seicentocinquantamila “delinquenti” sono conosciuti da almeno quattro cittadini italiani (perché tra questi “delinquenti” ci sono centinaia di migliaia di badanti, di lavoratori…) ci sono in Italia almeno altri duemilioni e seicentomila cittadini italiani che incorrono nel reato di “favoreggiamento dell’immigrazione clandestina” (perché chi è a conoscenza di un reato e non lo denuncia è perseguibile per legge).

 

                        E tra questi ci sono anche molti che hanno votato i politici che sono attualmente al governo e che hanno tutti bisogno dello “straniero” clandestino perché nessuno vuole in casa sua una badante che gli arriva in casa semplicemente come procedimento “legale” di un’ambasciata straniera. Gli fanno fare le “prove” e vogliono stabilire se gli va bene o no. Vogliamo continuare nell’ipocrisia “legale” di rimandarli a casa e di riaccoglierli “legalizzati” dopo il viaggio?

 

                        Vogliamo anche aggiungere, ma solo a livello ideale, che il
Vangelo ci obbliga all’”accoglienza dello straniero”, a prescindere dal permesso di soggiorno,  e che tutti gli operatori cristiani della nostra Chiesa, della Caritas, sono obbligati, per fede, a soccorrere gli uomini e le donne in difficoltà a prescindere dalla loro razza, religione, condizione legale?…va a finire che la maggioranza degli Italiani, che si dichiarano cattolici, sono perseguibili come “favoreggiamento dell’immigrazione clandestina”, perché il Vangelo ci obbliga, per fede, ad “obbedire a Dio, piuttosto che agli uomini” e cioè ci obbliga a disobbedire a queste leggi dello Stato (diritto sancito dalle varie forme di obiezione di coscienza già approvate).

 

                        E allora, arrestateci tutti! Perché non è possibile rispettare questa legge.

 

                        E già che ci siamo: cominciate a considerare anche, per i redattori di questa legge, il reato di “istigazione a delinquere” perché, quando si fa una legge che non si può, in pratica osservare, si istigano i cittadini a violare la legge. E in questo senso, i delinquenti aumentano e le patrie galere non hanno una ricettività così larga.

 

 

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