14 Novembre 2008 Sciopero della Scuola a Roma contro la Gelmini

Era nell’aria ed ora è ufficiale: il prossimo 14 novembre l’università e la ricerca italiana sciopererà contro il decreto legge Gelmini e l’intenzione annunciata del ministro dell’Istruzione di mettere mano a una riforma del sistema universitario e i tagli alla ricerca. La giornata di protesta (che coinvolgerà anche i conservatori e che si aggiunge a quella del 30 ottobre per la scuola) è stata decisa dai sindacati confederali Cgil, Cisl e Uil di categoria per ribadire un “no” deciso alla riforma Gelmini e per protestare contro i tagli al settore e le norme che bloccano la stabilizzazione dei precari degli enti di ricerca. “Sarà il culmine di una grande fase di mobilitazione sociale – spiega Domenico Papaleo, segretario generale Slc-Cgil – che vedrà unite tutte le sigle sindacali (almeno dieci) per difendere i tagli indiscriminati che il Governo vuole applicare ad università, ricerca e conservatori”. Soltanto negli enti pubblici di ricerca sono oltre 10.000 i precari e, in moltissimi casi – ricordano i sindacati – svolgono funzioni essenziali alla sopravvivenza e al lavoro degli enti stessi. Della loro sorte parla anche una delle più autorevoli riviste scientifiche Nature, che nel numero in edicola da oggi spiega: “I circa 2.000 ricercatori precari costituiscono l’ossatura delle istituzioni di ricerca italiane” ma adesso “potrebbero lasciare tutti insieme la ricerca pubblica”.

Il 14 novembre la ’rete romana consumo critico’ ha organizzato un sit-in a Piazza Montecitorio per sensibilizzare il governo sul problema della commercializzazione dei sostituti del latte materno.

“Entro il 31 dicembre – si legge sul comunicato stampa della rete – il Governo italiano dovrà recepire un’importante direttiva europea che riguarda la Commercializzazione dei Sostituti del Latte Materno. Nella scorsa legislatura era anche stato depositato in Parlamento un disegno di legge in tal senso mai giunto in Commissione”.

“Noi vogliamo evitare – continua il comunicato – che le multinazionali interessate possano premere per ammorbidire il testo del decreto ministeriale, e quello di un eventuale nuovo disegno di legge migliorativo, per renderlo consono ai propri interessi. Noi chiediamo che il testo del decreto ministeriale vada incontro alle necessità di madri e neonati”.

Il 14 Novembre saranno presenti anche i fascisti a sostegno del decreto .

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Se i contrari alle leggi che hanno riformato il sistema scolastico, volgarmente riconosciute come ‘decreto Gelmini’, hanno a più riprese gridato la loro disapprovazione nelle piazze, adesso tocca ai favorevoli farsi sentire.

Sono i circoli Area Identitaria di Allenaza Nazionale ad invitare i giovani favorevoli al ‘decreto’ alla mobilitazione per far valere anche il loro punto di vista, accusando implicitamente il PD e Cgil di aver guidato la protesta di questi giorni.

«Non esiste solo la gioventù al soldo del PD, baroni e Cgil, in Italia c’è un’altra gioventù, ignorata dall’informazione sessantottina, che vince e si afferma nelle scuole, nelle piazze e nelle urne. La gioventù protagonista del cambiamento, il locomotore della nuova Italia, che il 14 novembre manifesterà sotto il Ministero della Pubblica Istruzione a favore della Gelmini. Sarà un Gelmini day, un altro passo verso la nuova contestazione inversa ed opposta al 68».

Queste le parole di Giuliano Castellino, portavoce dei circoli Area Identitaria di An, che ha poi aggiunto: «Il 14 novembre sarà una grande mobilitazione. Daremo voce alla nuova Italia che sta nascendo e che sta riportando Identità, Merito e Valore al centro della comunità nazionale. Oggi la vera Rivoluzione passa attraverso l’azione di governo, mentre la reazione la troviamo nel baronato, nel sindacato e nell’opposizione che stanno strumentalizzando giovani e studenti. Ci appelliamo alle figure istituzionali del Pdl e al mondo dell’intellettualismo libero – conclude Castgellino – affinchè sostengono la nostra campagna contro il 68. Abbiamo liberato governo e Campidoglio dal potere comunista, oggi dobbiamo liberare cultura, Scuola e mondo giovanile dalla dittatura sessantottina».

Si torna dunque a parlare di 68, comunismo e, a quanto pare, la politica torna a contarsi nelle piazze, rivendicando il consenso a suon di numero di partecipanti.

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